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Think fast! Fail fast! Fix fast! And if you miss the 1.0 version, go to my former blog


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Slumped beside him, in black jeans and a T-shirt advertising Italian prog-rock band Goblin, Guy-Man looks and acts at least a decade younger, long-haired and taciturn, like a problematic exchange student. It feels as if a hip TV academic has, for his own quiet amusement, decided to bring his surly nephew to work for the day”. vite editoriali parallele: l’intervista di Alexis Petridis e quella di Dorian Lynskey ai due fichetti francesi – rispettivamente su ESQUIRE e THE OBSERVER

Sembrava un sabato sera piovoso come gli ultimi 714.000. E in effetti lo era, finché un tweet di Hamilton Santià sul trending topic du jour (l’Eurovision Song Contest, il cui hashtag inspiegabilmente non era #ESCo) non l’ha rilanciato, inducendo a riguardare – come ripasso di cultura generale e di europeismo pre-montiano – il video di “Sexual Guarantee” degli Alcazar. Con conseguente riflessione sul tempo che NON passa («Ma davvero era solo il 2001?!? Appena 12 anni fa?»), incredulità («No dai, una roba di tematiche yuppie così telefonate non la si vedeva dai tempi della copertina di “Penthouse and Pavement” degli Heaven 17/B.E.F., 1981, e lì era inteso in senso ironico»), ma soprattutto progetti per l’avvenire («Ti prego, Gesù bambino, fammi vivere abbastanza a lungo per vedere i due fichetti francesi #RAM campionati da qualche Alcazar del 2035»). #ESCita

Piangere di commozione per ognuno dei 13 minuti e 25 di durata, come certe mie conoscenti con la scena finale di “Come eravamo”. Meraviglioso, ma che ve lo dico a fare. Da non sapere qual è il dettaglio più commovente: se il Jumbo Great Mazinger lì sopra uno scaffale negli uffici della DFA, o il filmato di repertorio di Jamesone Panzone nel 2001 (allora un po’ meno Panzone) che porta sul dancefloor del Plant Bar un cabaret di doughnuts, o Jamesone Panzone oggi, che si sta ormai irreversibilmente trasformando in Antonello Venditti, o risentire tutte le canzoni tutte insieme (“the so-onics”). 12 YEARS OF DFA

“Ferragosto OK!”. Visto stamani su Facebook, come parte di un ormai never-never-neverending thread su quanto-siamo-cafoni-noi-del-clubbing-italiano (thread figlio dell’ormai celebre video di Jeff Mills preso a monetine come un Craxi qualsiasi, a Roma settimana scorsa). Qui in realtà la cosa è più folcloristica che altro, con la folla (ovvero: la consueta visita militare di one-woman-for-every-100-men) della Piramide del Cocoricò che, all’alba del Ferragosto scorso, acclama il proprio dj minimal biondino favorito al canto di: “Oh mamama-mamma-mamma/sai perché mi batte il corazon?/ho visto Ritchie Hawtin/ho visto Ritchie Hawtin/oh, mammà, innamorato son”. Che bellini, eh. COCORICÒ

The app began with the idea of cuts, the “atomic unit” of films. Dom Hofmann, il co-creatore di Vine, su Vine. THE VERGE

“E adesso vorrei occuparmi di quell’altro tizio di cui parlano tutti: Zuegberg, Zukiburg, un nome del genere…”

Con i consueti tre anni di accademico ritardo rispetto al resto del pianeta (tre anni e quattro giorni, per essere pignoli), stamattina – cercando di capirci qualcosa di più su ’sti Americans for a Conservative Direction (vedete che Zuckerberg c’entrava) e i loro spottoni sulla riforma dell’immigrazione Usa – sono finito ad approfondire la figura di Mike Allen e della sua newsletter “Politico”. Concludendo (accanto al vario etto e mezzo di riflessioni sul post-industrial journalism che qui vi risparmio) che i personaggi come Zoe Barnes in “House of Cards” non nascono mai a caso. NEW YORK TIMES

“Awesome Luv” by Coyote Clean Up (2013). Including: the best scena di auto-sfilamento di reggiseno da sotto la maglietta dai tempi di “Flashdance” (presto, qualcuno avvisi Nanni Moretti!). 100% SILK

Ma torniamo a quei contenuti che sono un po’ la ragion d’essere stessa di questo blog. Tra due venerdì James Murphy fa una festa. In questo posto che si chiama Red 7. Ad Austin. Ad Austin tre settimane dopo che è finito il SXSW. Cioé, quanto è esattamente cool tutto ciò in una scala da zero a “sono dieci anni che suono imperterrito “I’m a Man” dei Chicago Transit Authority e non intendo smettere adesso”? RED 7

Ma torniamo a quei contenuti che sono un po’ la ragion d’essere stessa di questo blog. Tra due venerdì James Murphy fa una festa. In questo posto che si chiama Red 7. Ad Austin. Ad Austin tre settimane dopo che è finito il SXSW. Cioé, quanto è esattamente cool tutto ciò in una scala da zero a “sono dieci anni che suono imperterrito “I’m a Man” dei Chicago Transit Authority e non intendo smettere adesso”? RED 7

“Come and knock on our door…”. Apparentemente emerso in Rete soltanto ieri: il pilota (mai andato in onda) di Three’s Company (“Tre cuori in affitto”), con Jack Tripper e i Roper, ma ancora senza Suzanne Somers e (un mio sex symbol di prima ancora mi spiegassero cos’era il sesso) Joyce DeWitt. E soprattutto senza la canzoncina della sigla. THREE’S COMPANY

Nel caso il pezzo dell’Hollywood Reporter che tutti tuittavano l’altroieri (“Are music critics pointless”) non vi fosse bastato

Nel caso in cui, eccovi il chilometrico dibattito scaturito tre giorni fa sulla pagina Fb di Neil Kulkarni (“the greatest mass slaughterer Britpop ever knew” lo definisce uno dei suoi primi risultati su Google), originato da una malmostosa recensione della recensione dei Peace su NME, con conseguente corollario di riflessione su questa nuova pigrissima scuola di pensiero che prenderebbe per le corna il toro del “è tutto un ripetersi acritico della storia passata” rivoltandolo in senso positivo (“Sì, è tutto un ripetersi acritico della storia passata: e non è meraviglioso ciò?”).

La mia posizione al riguardo, devo dire, è molto grillina (“decideremo caso per caso”), ma la cosa divertente dello specifico dibattito chez Kulkarni è che a un certo punto arriva Simon Reynolds e mette tutti a nanna col buonsenso della tata Lucia:

“(…) Just arrived in UK and crashed with friend whose 13 year old daughter is v v v excited by Peace, begging mum to get tickets to go to Latitude, she and mum go together to festivals and gigs, like Suede tomorrow. The enthusiasm for music is very genuine and not ignorant either… She describes groups and songs in terme of “this is a bit Clash, this a bit Bunnymen”. There is something atemporal about music for her generation, The Smiths are as real and present to her as any current band”.
Il mondo spotified nel quale stiamo vivendo, dunque – ed è la tesi che fa comodo ai pigri di cui sopra – sarebbe un mondo dove l’accezione negativa del revival viene cancellata o almeno resa iper-obsoleta dalla nozione stessa di atemporalità. (Sì, potremmo andare avanti per secoli a discuterne: ad esempio sul fatto che l’atemporalità della 13enne di Reynolds ha il suo bel corrispettivo nelle ristampe de luxe dei primi due Jesus & Mary Chain che io ho comperato settimana scorsa, per dire).

Per la cronaca (e perché tutto il mondo è paese), il dibattito chez Kulkarni è poi proseguito sposando entusiasticamente l’o tempora o mores di aver lasciato che la critica musicale diventasse una cosa da stagisti volontari e sottopagati: «The problem isn’t young writers, its our collective failure to organise and resist the culture of free labour and internships». E sempre per la cronaca (oltre che per archivio personale), ecco anche il (meno avvincente, va detto) pezzo sull’inutilità della critica musicale nel 2013. HOLLYWOOD REPORTER

Parafrasando l’immortale epitaffio cinepanettonico: “E anche questa Pasqua… se la semo levata dalle palle (Riccardo Garrone)”

Nel giorno della (cine)colomba, scoprire l’esistenza di un saggio (scritto da un ricercatore dell’Università di Leeds: sì, il mondo è pieno di meravigliosi misteri) sul genere che si guarda «di nascosto, come votando Berlusconi». STUDIO

  • De Sica (…) rappresenta la crisi del “maschio bianco eterosessuale italiano”, aprendo la serie Vacanze di Natale con un personaggio gay (uno dei primi nel cinema italiano) e con una doppia lettura di machismo-omosessualità che accompagnerà il suo personaggio in tutte le rappresentazioni: prima arriva baldanzoso con la fidanzata americana, poi viene trovato a letto col maestro di sci Sartolin. «De Sica è una figura che ha la licenza di operare ai margini dell’ideale di mascolinità fissato dalla norma, in tal modo rivelandone la sua arbitrarietà» scrive O’Leary. Di fronte ai genitori burini perplessi De Sica attacca peraltro una disamina sugli anni Ottanta che vale anche come critica sociale forse più acuta di quelle degli stroncatori degli stessi cinepanettoni: “A papà, a te t’ha fregato er benessere. Facevi er capomastro? Mo’ hai fatto i soldi. M’hai mandato in America, a New York! Noi semo de Frascati!”

“Sobrio nell’arredamento, anzi astratto, così geometrico e asettico che somiglia ai locali che si vedevano su Second Life”

Nel giorno della santa Pasqua, non avendo nulla ma proprio nulla di originale da aggiungere sul conto dei due defunti illustri di questo weekend, ma a proposito comunque di quella romanità potente che animò uno dei due, vogliate invece gradire – in guisa di uovone di cioccolata – un sempre magnifico Walter Siti (fra l’altro, visto sabato scorso live al compleanno di Nazione Indiana: veste le Hogan, ma gli vogliamo bene lo stesso) su suburbia romana e nuove Las Vegas per giostrai. (Dovrebbe essere online domani sul sito di Rep, nell’attesa lo trovate al link qui di seguito). LA REPUBBLICA

(1980) via SIBERIA

Saper scrivere i comunicati stampa (e anche le mail automatiche di ringraziamento)

«(…) Your donation keeps Wikipedia available for an ambitious kid in Bangalore who’s teaching herself computer programming. A middle aged homemaker in Vienna who’s just been diagnosed with Parkinson’s disease. A novelist researching 1850s Britain. A 10-year-old in San Salvador who’s just discovered Carl Sagan». WIKIPEDIA

I tempi che cambiano. «For season six of “Mad Men”, creator Matthew Weiner decided to promote the series with advertisements inspired by the ’60s illustrations that play such a large part in the show. He gave the marketing team hand-selected advertising materials from the era, but he was disappointed with the results. Weiner tells The New York Times that the marketing team eventually “Just looked up the person who had done all these drawings that I really loved, and they said: ‘Hey, we’ve got the guy who did them. And he’s still working’”. The 75-year old British illustrator was brought on for the job, and his image will be used to promote the show in subways, on buses, and across magazines, newspapers, and billboards starting this week and leading up to the season premier on April 7th. THE VERGE

I tempi che cambiano. «For season six of “Mad Men”, creator Matthew Weiner decided to promote the series with advertisements inspired by the ’60s illustrations that play such a large part in the show. He gave the marketing team hand-selected advertising materials from the era, but he was disappointed with the results. Weiner tells The New York Times that the marketing team eventually “Just looked up the person who had done all these drawings that I really loved, and they said: ‘Hey, we’ve got the guy who did them. And he’s still working’”. The 75-year old British illustrator was brought on for the job, and his image will be used to promote the show in subways, on buses, and across magazines, newspapers, and billboards starting this week and leading up to the season premier on April 7th. THE VERGE