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Quelle cose che solo in Emilia. MIglior titolo di una serata tipo di sempre. E ci suona anche PeeDoo. E probabilmente si mangia pure bene: cosa si potrà volere di più?!? No, sul serio. DA TUA NONNA

(Già: sarebbe quasi da restare in zona, dopo la serata di sabato a Parma…)

Quelle cose che solo in Emilia. MIglior titolo di una serata tipo di sempre. E ci suona anche PeeDoo. E probabilmente si mangia pure bene: cosa si potrà volere di più?!? No, sul serio. DA TUA NONNA

(Già: sarebbe quasi da restare in zona, dopo la serata di sabato a Parma…)

“Tv series are the new Tinder”: 10 serie tv recenti di cui è bastato il pilota per decidere di passare ad altro

Come (incredibilmente) si sapeva anche quando Tinder era ancora solo un ammasso di bit che fluttuava tra gli angeli, la prima impressione – specie se molto negativa – è in genere quella giusta. Così come si conosceva quella regola per cui la natura di qualsiasi relazione si gioca tutta nei tre minuti immediatamente successivi il primo incontro. La regola, pare, vale anche per le serie tivù. Ed eccovi quindi il resoconto di dieci primi appuntamenti con altrettanti titoli recenti e semi-recenti cui si è data una chance. Pentendosene subito dopo il terzo minuto, ovvio: ma ormai si era lì, il ristorante era prenotato, il vino ordinato, etc etc etc… TV SERIES

  1. Extant. Halle Berry, astronauta, rientra da una missione in solitaria di un anno nello spazio scoprendosi incinta. La rivelazione trasforma immediatamente il resto della puntata in una spece di videoappello de l’Unità, con lei che non la smette di toccarsi la pancia e fare facce di circostanza. Completano il quadro il fantasma dell’ex-marito morto, e un figlio-robot che cancella definitivamente qualsiasi velleità drama spostando il tutto in territori “Super Vicki” (e sì, sarebbe stato fantastico se gli sceneggiatori avessero chiesto a Billy Corgan un cameo, tanto per il LOL).

  2. The Leftovers. C’è un black out collettivo di cui nulla si sa (ne si saprà, dicono quelli che hanno letto il libro) durante il quale il 2% della popolazione mondiale scompare nel nulla. Puf. Quelli rimasti mettono in scena una gigantesca pantomima NYC post-9/11: rabbia cieca, sensi di colpa, vuoto incolmabile, gente vestita di bianco (una setta di adoratori del Carlo Massarini di “Mister Fantasy”) che fa voto del silenzio e fuma. E improvvisamente “Under the Dome” sembra “The Wire”.

  3. Suits. Ok, è in onda dal 2011, in teoria dentro questa lista non dovrebbe starci. Ma la nuova stagione è talmente, profondamente, verticalmente peggiore delle tre precedenti che sembra quasi una cosa nuova. Da “Batman & Robin goes legal drama” a “Sex and the City the movie/2”: poi un giorno ci spiegheranno come hanno fatto, perché per mandare così in vacca una serie ci vuole del talento.

  4. Salem. Uno legge il titolo e immagina che “True Detective” abbia aperto un filone noir esistenziale ispirato in egual misura a Nick Cave e New Orleans: poi scopre che il filone cui si rifà “Salem” è quello aperto da “Elisa di Rivombrosa”.

  5. Murder is the First. La cosa interessante – per 20 secondi – di questo ennesimo clone annacquato di “The Killing”, è che il presunto colpevole è una specie di versione fatta coi Lego del Mark Zuckerberg di Aaron Sorkin. Gli sceneggiatori probabilmente sono convinti di aver firmato “la risposta televisiva a The Social Network”. Beati loro.

  6. Taxi Brooklyn. Vabbé, ci fate sperare (o meglio: gonzi noi che c’eravamo illusi) in un reboot della mestissima sit-com anni ’70 con Judd Hirsch e Danny DeVito, per poi scodellarci l’ennesima investigativa con poliziotto buono/poliziotta cattiva (in questo caso: “tassinaro buono” al posto di poliziotto buono)? Ulteriore minus: l’evidente compiaciuta convinzione degli sceneggiatori di aver realizzato “lo Starsky & Hutch della loro generazione”. Seh, certo.

  7. Black Box. Esattamente come quando, dopo l’uscita degli Strokes, la morente discografia major si mise a firmare qualsiasi gruppo di cialtroni bohémienne colle giacchine di pelle, qui siamo di fronte al disperato tentativo di capitalizzare sul sabbatico (fino al prossimo gennaio, pare) della biondina bipolare di “Homeland”. Con la sua versione in cartongesso. E sorvoliamo pure su certe imbarazzanti gomitate a “In Treatment”.

  8. Those Who Kill. Idem come sopra: con l’aggravante di voler rifare a forza “The Killing” (ma và?) calcando ancor più la mano sulle ossessioni edipiche. Va però riconosciuto che, come biondina bipolare, Chloë Sevigny è persino meglio di Claire Danes.

  9. The Strain. Quello che Guillermo del Toro sognava: “Dracula di Bram Stoker meets Cassandra Crossing con le atmosfere di Rosemary’s Baby!”. Quello che invece gli è uscito: “Snakes on a Plane coi vampiri al posto dei serpenti” (no spoiler, viene tutto fuori nei primi due minuti). Zombie ritornanti; ebrei sfuggiti ai campi di concentramento; dottoresse nerd; drammone familiare con bimbo conteso che messaggia il babbo quando c’è un calo di tensione nella sceneggiatura; colpo di teatro in stile “triller de maicolgecson” che chiude la puntata… No, direi che non manca nulla. Robottoni di “Pacific Rim”, tornate, tutto è perdonato.

  10. Matador. I primi 10 minuti del pilota sono strepitosi. Stre-pi-to-si. Non foss’altro per i Cramps (“Human Fly”) che partono a tradimento a 7’12”. Non foss’altro che per gli ammazzamenti a colpi di accetta, il gore-gore-gore senza pietismi, la raza ispanica. Ma anche dopo, dai. Ce la fa pure quando minaccia di trasformarsi pure questo in “The Killing”… (la poliziotta biondina? il poliziotto trip-hop?!?). Ce la fa con la forza della stupidera, quando serve: la stupidera orgogliosa (che è diversa dalla stupidera sussiegosa scopa-nel-culo di “The Strain”, per dire). E quando al 20esimo minuto ti tirano fuori una trama di calciatori che manco Paolo Roberto Cotechiño, è ormai troppo tardi per andarsene. Ma il pilota l’ha diretto Robert Rodríguez, cazzarola: la serie non potrà mai essere all’altezza. Anche perché, se c’è una cosa che Tinder ci ha insegnato, è la sfiducia (e l’orrore) verso l’umanità tutta intera, in blocco. Vi meritate “The Strain”. Ci meritiamo “Extant”. Fine.

“Which side are you on, boy?”. Ritrovare dietro uno scaffale un cd-singolo di 11 anni fa; notare l’affinità con un titolo di tre anni fa recentemente tornato di attualità; avere un flash su come l’autore del cd singolo di 11 anni fa sia passato – nel corso di una carriera – dall’essere un rivoluzionario post-industrial a perfetto headliner per una qualsiasi serata estiva nel Salento; pensare a come l’autore dell’album di tre anni fa sia invece rimasto, da quando lo si conosce, lo stesso rivoluzionario-da-college sfigato; non avere dubbi su chi, tra i due, sia il proprio rivoluzionario di riferimento. (Anche, e soprattutto, rispetto a quel che dicono i due titoli in questione). MUSIC’S NOT FOR EVERYONE
Sunday morning reading/1. “It wold cause an outcry if the same humour were aimed at mothers!”. Divertente pezzo di “Esquire Uk” su come viene rappresentata la figura paterna in “Peppa Pig”. E una riflessione (non banale) sui padri-cartoon da Fred Flintstone in avanti. ESQUIRE
Sunday morning reading/1. “It wold cause an outcry if the same humour were aimed at mothers!”. Divertente pezzo di “Esquire Uk” su come viene rappresentata la figura paterna in “Peppa Pig”. E una riflessione (non banale) sui padri-cartoon da Fred Flintstone in avanti. ESQUIRE
“Mon premier concert”. “I hear that you and your kids have sold rocking horses, to buy guitars”. (Cioé, dai, pure l’ampli…). GIOCATTOLI ITALIANI&CO
“Mon premier concert”. “I hear that you and your kids have sold rocking horses, to buy guitars”. (Cioé, dai, pure l’ampli…). GIOCATTOLI ITALIANI&CO
“Queen” by Perfume Genius (Matador Records, 2014). Bello, dai. Altro possibile disco per l’estate. PERFUME GENIUS

(Source: Spotify)

“A Place Called Space” by The Juan MacLean (DFA, 2014). Cosmico ma anche fusionaro nel senso migliore del termine, quasi una versione kraftwerkiana (quello shuffle di spazzole elettroniche a 7’00” che fa subito “Trans Europe Express”…) del classico balearico “Beyond” di Herp Albert. Con in più la voce di Nacy Whang. THE JUAN MACLEAN
DC’s new Batgirl is moving to hipster Gotham to be more like “Girls”. Le novità più rilevanti sul fronte sartoriale: vestirà un giubbotto customizzato di pelle e non la classica tutina di spandex, e ai piedi calzerà dei veri Doc Martens. Andrà a vivere nella “Williamsburg di Gotham City” (Burnside). Segue: elenco di battute umoristiche al riguardo. Segue ancora: sospiro di nostalgia per la Barbara Gordon bibliotecaria della golden age DC. COMPLEX
DC’s new Batgirl is moving to hipster Gotham to be more like “Girls”. Le novità più rilevanti sul fronte sartoriale: vestirà un giubbotto customizzato di pelle e non la classica tutina di spandex, e ai piedi calzerà dei veri Doc Martens. Andrà a vivere nella “Williamsburg di Gotham City” (Burnside). Segue: elenco di battute umoristiche al riguardo. Segue ancora: sospiro di nostalgia per la Barbara Gordon bibliotecaria della golden age DC. COMPLEX

“Vieni, c’è una strada nel bosco”. Annunciaziò annunciaziò: il prossimo 26 luglio (è un sabato), in una villa poco fuori Parma ci sarà un concerto-privato-solo-su-invito di The Field, con corollario di dj-set di amici e parenti tra cui Faulty Kru, Alessandro Talker, sua eminenza Dj Rocca e pure il proprietario di questo tumblr. Vista la natura semi-privata dell‘evento non ci sarà biglietteria on site, ma solo prenotazioni via Musicraiser (vd. link in fondo al post), con diverse opzioni/pacchetti come prevede la consuetudine del crowdfunding.

Il suddetto proprietario di questo tumblr – che, a riprova del fatto che il colpevole torna sempre sul luogo del delitto, aveva già aperto per The Fields lo scorso novembre – suonerà all’inizio di tutto, in pratica durante il déjeuner sur l’herbe che precederà la serata, tra le 19 e le 21. Come cantavano i Marillion (ci sarà qualcosa di più snob di citare i Marillion dentro un promo per The Field?): “Garden party held today they say/Oh please do come, oh please do come, they say”. MUSICRAISER

La migliore della settimana. Risatissime. JOEY NEGRO
La migliore della settimana. Risatissime. JOEY NEGRO
I couldn’t get close to the Queen for security reasons «I was asked to play at the closing ceremony of the Commonwealth Games [in Manchester in 2002] and I spent the whole flight over convinced they’d mistaken me for someone else. I was nervous as anything – and a little disappointed I didn’t get to meet Her Majesty afterwards». Grandmaster Flash. THE OBSERVER
Sunday morning papers/2. Di tutte le possibili considerazioni sulla mania collettiva per gli chef e relativa pioggia di ricadute economiche, il dato che a oggi più mi pare stupefacente è questo: Jamie Oliver – tra ristoranti in franchising, intraprese editoriali, app, canale YouTube eccetera – ha alle sue dipendenze qualcosa come 8.000 persone. OTTOMILA. THE OBSERVER
Sunday morning papers/2. Di tutte le possibili considerazioni sulla mania collettiva per gli chef e relativa pioggia di ricadute economiche, il dato che a oggi più mi pare stupefacente è questo: Jamie Oliver – tra ristoranti in franchising, intraprese editoriali, app, canale YouTube eccetera – ha alle sue dipendenze qualcosa come 8.000 persone. OTTOMILA. THE OBSERVER
Sunday mornng papers/1. “Data analytics is the modern equivalent of the microscope”. Però un paio di anni fa Google – quando si bullò di poter prevedere la diffusione epidemiologica di un virus sulla base delle ricerche degli utenti – prese pure una cantonata pazzesca. Oh, capita eh. THE OBSERVER
Sunday mornng papers/1. “Data analytics is the modern equivalent of the microscope”. Però un paio di anni fa Google – quando si bullò di poter prevedere la diffusione epidemiologica di un virus sulla base delle ricerche degli utenti – prese pure una cantonata pazzesca. Oh, capita eh. THE OBSERVER