Ma soprattutto, il travolgente, incontrastato, inarrestabile trionfo del LOL nell’unica classifica ever in cui troverete Offlaga Disco Pax alla #23, Loredana Berté alla #24, Sangue Misto alla #25 e Zucchero alla #26… (Anche se, devo confessare, il mio “momento RS100” preferito è Enrico Enver Veronese che nella lista dei giurati sta in mezzo tra Carlo Verdone e Donatella Versace…). ROLLING STONE
Io è da millenni che lo vado dicendo – nella vita, qui sul blog e su varie pagine di libro – che la grande commedia del nightclubbing nostrano è, a tutti i livelli, la migliore e più fedele rappresentazione possibile del nostro paese. A ennesimo sostegno della tesi, la lenzuolata di Repubblica Milano di oggi sul blitz delle Fiamme Gialle nei luoghi e nelle ore della movida, col suo meraviglioso taglio basso (purtroppo non online, a meno che non abbiate un iPad e l’esoso abbonamento Repubblica Extra) “La lunga notte del Plastic con i dodici mastini del Fisco”. Dove – in un davvero inedito rovesciamento dell’archetipo Steve Rubell – il patròn Lucio Nisi si complimenta con gli agenti per il bel lavoro svolto («Una cosa così ben fatta non l’avevo mai vista, e di controlli nei decenni ne ho subiti tanti»), e gli agenti, dal canto loro, rilevano (presunte) irregolarità per 67 euro appena (su un incasso di 7mila euro). È un grande paese. REPUBBLICA
Letto per puro caso, stamattina, ovviamente cercando tutt’altro: «Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell’Avvocato del Diavolo. Non senza ironia, in seguito, Hitchens si sarebbe definito: “colui che rappresentò il diavolo pro bono”». WIKIPEDIA
Neanche il tempo di farci un post tra il preoccupato e l’occupy sulla serrata, che già pare che Megaupload/video riapra (titolo alternativo per il post: “Si è fatto 72 minuti di prigione”). Poi è ovvio che il copyright sta cambiando e che chi è senza streaming di medmén scagli la prima pietra, ma mi pare interessante l’ampliamento di prospettiva (a firma Paolo Attivissimo) che ho trovato stamattina su Fb. Ad esempio: «Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d’accusa: i suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro. (…) Non stiamo parlando di un gruppo di ragazzini che mette su un server per condividere le puntate introvabili di Magnum PI o sottotitolare in russo Doctor Who: stiamo parlando di gente che s’è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti». Sulla proprietà artistica altrui, in effetti. Che è lo stesso dibatto attorno a YouTube di qualche anno fa. Non fosse che è chiara a tutti la diversità di Megavideo rispetto a YouTube. IL DISINFORMATICO
Sempre a proposito di serie tv: ho deciso che bisogna rivalutare “Pan Am”. Non so ancora di preciso a cosa appigliarmi (stavo pensando a qualcosa come: “l’irritante naïveté della sceneggiatura come correlativo oggettivo del decennio Sixties che la narrazione cerca di mettere in scena soprattutto nella sua incarnazione di leggerezza “americana” contrapposta alla paludata pesantezza “europea” del passato”), ma qualcosa troveremo, come l’abbiamo sempre trovato. PAN AM