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Grandiassenti! Polemiche! Brogli! Divertimento!

Ma soprattutto, il travolgente, incontrastato, inarrestabile trionfo del LOL nell’unica classifica ever in cui troverete Offlaga Disco Pax alla #23, Loredana Berté alla #24, Sangue Misto alla #25 e Zucchero alla #26… (Anche se, devo confessare, il mio “momento RS100” preferito è Enrico Enver Veronese che nella lista dei giurati sta in mezzo tra Carlo Verdone e Donatella Versace…). ROLLING STONE

Clubland confidensciàl

Io è da millenni che lo vado dicendo – nella vita, qui sul blog e su varie pagine di libro – che la grande commedia del nightclubbing nostrano è, a tutti i livelli, la migliore e più fedele rappresentazione possibile del nostro paese. A ennesimo sostegno della tesi, la lenzuolata di Repubblica Milano di oggi sul blitz delle Fiamme Gialle nei luoghi e nelle ore della movida, col suo meraviglioso taglio basso (purtroppo non online, a meno che non abbiate un iPad e l’esoso abbonamento Repubblica Extra) “La lunga notte del Plastic con i dodici mastini del Fisco”. Dove – in un davvero inedito rovesciamento dell’archetipo Steve Rubell – il patròn Lucio Nisi si complimenta con gli agenti per il bel lavoro svolto («Una cosa così ben fatta non l’avevo mai vista, e di controlli nei decenni ne ho subiti tanti»), e gli agenti, dal canto loro, rilevano (presunte) irregolarità per 67 euro appena (su un incasso di 7mila euro). È un grande paese. REPUBBLICA

Con quella faccia un po’ così. Preannunciata dal flyer più malinconico del pianeta terra, ritorna anche per il 2012 la one night mensile che ha riportato Genova sulle mappe del clubbing internazionale. (Beh, più o meno…). Sarà una lunga stagione, me lo sento. ♥TOGETHER♥

Con quella faccia un po’ così. Preannunciata dal flyer più malinconico del pianeta terra, ritorna anche per il 2012 la one night mensile che ha riportato Genova sulle mappe del clubbing internazionale. (Beh, più o meno…). Sarà una lunga stagione, me lo sento. ♥TOGETHER♥

Ci sono talmente tanti segni della fine del mondo in questo video che non so davvero da dove cominciare. Anzi, lo so. La cosa più triste di questo video non è il testimonial, degno di certi manifesti ingialliti “sarà presente Pamela di Non è la Rai”; non è il font comprato in offerta dalla foundry di David Carson nel 1992; non è lammorte del punk (e non ditelo a Castaldo, eh); non è che bastava chiamare Jonathan Richman (che secondo me gli costava pure meno) per fare l’operazione di marketing sul gelato più cool di sempre (tant’è che qualcuno già l’ha fatta…). No, la cosa più triste è l’eco della folla rocckenroll sottopalco, che rimanda il suono, tristissimo, di una saletta semivuota… COOKIES

Colui che mi fece ridere anche dopo morto

Letto per puro caso, stamattina, ovviamente cercando tutt’altro: «Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell’Avvocato del Diavolo. Non senza ironia, in seguito, Hitchens si sarebbe definito: “colui che rappresentò il diavolo pro bono”». WIKIPEDIA

Quand’è, esattamente, che questo blog si è trasformato in una fanzine di Carey Mulligan? No, è solo che… ehm, mi piaceva tanto il titolo del pezzo… (è quello del Guardian che vi dicevo l’altro giorno). E la storia del titolo è: quando Steve McQueen l’ha provinata per “Shame”, lei gi ha recitato – così, senza averlo premeditato – uno stralcio da “Il gabbiano” di Cechow, e alla fine con un filo di voce gli ha detto una roba tipo: “Non mi ero mai resa conto che questo pezzo dicesse tanto di me”. Al che l’arrogantello, stronzello McQueen: “Se ti fai un tatuaggio con un gabbiano, la parte è tua”. E lei, direttamente da lì, senza neanche ripassare da casa, è andata a farsi tatuare il gabbianino stilizzato che vedete (sul polso destro) nella foto sopra. GUARDIAN

Quand’è, esattamente, che questo blog si è trasformato in una fanzine di Carey Mulligan? No, è solo che… ehm, mi piaceva tanto il titolo del pezzo… (è quello del Guardian che vi dicevo l’altro giorno). E la storia del titolo è: quando Steve McQueen l’ha provinata per “Shame”, lei gi ha recitato – così, senza averlo premeditato – uno stralcio da “Il gabbiano” di Cechow, e alla fine con un filo di voce gli ha detto una roba tipo: “Non mi ero mai resa conto che questo pezzo dicesse tanto di me”. Al che l’arrogantello, stronzello McQueen: “Se ti fai un tatuaggio con un gabbiano, la parte è tua”. E lei, direttamente da lì, senza neanche ripassare da casa, è andata a farsi tatuare il gabbianino stilizzato che vedete (sul polso destro) nella foto sopra. GUARDIAN

Apparently, David Cameron bought 26 copies of “The King’s Speech” DVD. He thought the disc was sticking so he kept buying it again and again, until he realised the lead character had a stutter”. la migliore della settimana (punto, partita, incontro) è di Charlie Brooker.
E dopo aver visto “Shame”, l’occhio cade inesorabilmente clinico e inadagatore sulla piega dei pantaloni. Michael Fassbender e Carey Mulligan, due giorni fa al London Film Critics’ Circle Awards. Vi ho già detto che – dopo aver letto la lunga intervista sul Guardian lunedì scorso – lei è entrata prepotentemente tra le prime cinque nella mia personale Top 10 delle biondine preferite al mondo? via NIGHTSWIMMING

E dopo aver visto “Shame”, l’occhio cade inesorabilmente clinico e inadagatore sulla piega dei pantaloni. Michael Fassbender e Carey Mulligan, due giorni fa al London Film Critics’ Circle Awards. Vi ho già detto che – dopo aver letto la lunga intervista sul Guardian lunedì scorso – lei è entrata prepotentemente tra le prime cinque nella mia personale Top 10 delle biondine preferite al mondo? via NIGHTSWIMMING

Al momento dell’arresto l’amministratore delegato (uno che ha legalmente cambiato il suo cognome in “Dotcom”, parliamone) era nella sala dei server, ubriaco, abbracciato a una moldava

Neanche il tempo di farci un post tra il preoccupato e l’occupy sulla serrata, che già pare che Megaupload/video riapra (titolo alternativo per il post: “Si è fatto 72 minuti di prigione”). Poi è ovvio che il copyright sta cambiando e che chi è senza streaming di medmén scagli la prima pietra, ma mi pare interessante l’ampliamento di prospettiva (a firma Paolo Attivissimo) che ho trovato stamattina su Fb. Ad esempio: «Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d’accusa: i suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro. (…) Non stiamo parlando di un gruppo di ragazzini che mette su un server per condividere le puntate introvabili di Magnum PI o sottotitolare in russo Doctor Who: stiamo parlando di gente che s’è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti». Sulla proprietà artistica altrui, in effetti. Che è lo stesso dibatto attorno a YouTube di qualche anno fa. Non fosse che è chiara a tutti la diversità di Megavideo rispetto a YouTube. IL DISINFORMATICO

Chiunque vinca le elezioni d’autunno, considererà la lobby economica del web, il motore di ricerca Google, il social network Facebook, l’enciclopedia libera Wikipedia, il canale di video Youtube, più importante di classici giganti come le Camere di Commercio Usa, la Riia, associazione delle case discografiche Bmg, Emi, Sony, Universal, Warner, che concede i dischi d’oro dai Beatles a Beyonce, le case cinematografiche”. Adoro farmi stordire dall’ottimismo futurista di Gianni Riotta.

La primavera digitale. “Please note: in less than 7 hours, the English Wikipedia will be blcked out globally to protest SOPA and PIPA”. WIKIPEDIA

Per la cronaca, Juan Maclean è quello con le unghie pittate. Separati alla nascita: la rockstar a riposo Elliott Murphy, la quasi-rockstar Juan Maclean, e l’eroe-meme del giorno, l’ufficiale operativo Gregorio De Falco. (Secondo me poi nel morphing di De Falco ci stava pure un 20% di Brian Eno, ma non ho trovato foto che supportassero abbastanza la mia teoria). REPUBBLICA

Per la cronaca, Juan Maclean è quello con le unghie pittate. Separati alla nascita: la rockstar a riposo Elliott Murphy, la quasi-rockstar Juan Maclean, e l’eroe-meme del giorno, l’ufficiale operativo Gregorio De Falco. (Secondo me poi nel morphing di De Falco ci stava pure un 20% di Brian Eno, ma non ho trovato foto che supportassero abbastanza la mia teoria). REPUBBLICA

Arrampicarsi sugli specchi per amore di Christina Ricci (che lei invece non ha neanche vinto un Golden Globe, povera)

Sempre a proposito di serie tv: ho deciso che bisogna rivalutare “Pan Am”. Non so ancora di preciso a cosa appigliarmi (stavo pensando a qualcosa come: “l’irritante naïveté della sceneggiatura come correlativo oggettivo del decennio Sixties che la narrazione cerca di mettere in scena soprattutto nella sua incarnazione di leggerezza “americana” contrapposta alla paludata pesantezza “europea” del passato”), ma qualcosa troveremo, come l’abbiamo sempre trovato. PAN AM

La rivincita delle biondine. Pur nello sconcerto che uno dei Golden Globe sia andato a Laura Dern per una serie che scopro ora appartenere alla categoria “comedy” (perché il pilota tutto faceva, meno che ridere), e un altro – sempre categoria “comedy” – a quello del cast di “Friends” che non faceva ridere nemmeno ai tempi di “Friends”, volevo pubblicamente rallegrarmi per la statuetta a Claire Danes (categoria “drama”, ovviamente per l’immenso “Homeland”). Tutti i premiati al post da cui ho rubato la foto qui sopra. IL POST

La rivincita delle biondine. Pur nello sconcerto che uno dei Golden Globe sia andato a Laura Dern per una serie che scopro ora appartenere alla categoria “comedy” (perché il pilota tutto faceva, meno che ridere), e un altro – sempre categoria “comedy” – a quello del cast di “Friends” che non faceva ridere nemmeno ai tempi di “Friends”, volevo pubblicamente rallegrarmi per la statuetta a Claire Danes (categoria “drama”, ovviamente per l’immenso “Homeland”). Tutti i premiati al post da cui ho rubato la foto qui sopra. IL POST