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FEEDS

E ciao ciao pure da Chevy Chase

Cercando senza troppe speranze informazioni su un re-edit di “In America” di Riccardo Cioni D.J.F.T. Band (o più probabilmente un pezzo che lo campiona) sentito ieri sera al compleanno dei 3 Is A Crowd, mi sono imbattuto in un video amatoriale di YouTube – meravigliosamente funereo, tipo certe ricostruzioni degli anni di piombo nei programmi di Minoli – intitolato: “Dj livornesi anni ’80”. Ma quindi c’era una scuola locale pienamente riconosciuta? come quella genovese dei cantautori?!? E comunque: «ciao ciao da Steve Martin». YOUTUBE

Oddio, il fantasma di Nikka Costa che canta “On My Own”!

Ah no, è Likke Li che prova a cimentarsi con “Will You Still Love Me Tomorrow?” delle Shirelles riportandone esiti wannabe-intensi e riwannabe-Fever Ray di grande involontaria comicità, e pretenderebbe pure in cambio la nostra preziosa email, tze. Benedetti giovani, ma quando imparerete. LIKKE LI

M’imbatto nel remix di Morgan Geist del singolo di Scott Hardkiss “Come On, Come On”, fra l’altro piuttosto buono. Colgo l’occasione per googlare il nome del titolare, che è il classico caso di personaggio di secondo piano della cui esistenza sei consapevole, di cui devi pure avere da qualche parte un disco, ma sul cui conto non hai le idee proprio chiarissime. Scopro dal suo MySpace che è di Brooklyn, e il bias per tutto ciò che vien da di là del ponte che mi porto dietro da circa tre mesi (ma di cui intravedo ormai imminente l’irreversibile fine, con successivo ritorno alla centralità di Manhattan se non addirittura al primato culturale e umano di San Fran o, in omaggio allo Zucconi di “D” e all’arte di cavar sangue da un backgarden, persino Washington) già me lo rende simpatico. Poi faccio scorrere la pagina e mi trovo di fronte alla foto di cui sopra, che manco il JTV degli anni più bui, manco Diccei Ancelo, manco quel pappone naturalizzato fichetta di Davidino Guetta. Un burino con la parrucca di Malcolm Gladwell e le scarpe di Prada (che, ti verrà poi in mente, conoscevi per le frequentazioni del giro di Flaming Lips e Dean & Britta, pensa te). SCOTT HARDKISS

M’imbatto nel remix di Morgan Geist del singolo di Scott Hardkiss “Come On, Come On”, fra l’altro piuttosto buono. Colgo l’occasione per googlare il nome del titolare, che è il classico caso di personaggio di secondo piano della cui esistenza sei consapevole, di cui devi pure avere da qualche parte un disco, ma sul cui conto non hai le idee proprio chiarissime. Scopro dal suo MySpace che è di Brooklyn, e il bias per tutto ciò che vien da di là del ponte che mi porto dietro da circa tre mesi (ma di cui intravedo ormai imminente l’irreversibile fine, con successivo ritorno alla centralità di Manhattan se non addirittura al primato culturale e umano di San Fran o, in omaggio allo Zucconi di “D” e all’arte di cavar sangue da un backgarden, persino Washington) già me lo rende simpatico. Poi faccio scorrere la pagina e mi trovo di fronte alla foto di cui sopra, che manco il JTV degli anni più bui, manco Diccei Ancelo, manco quel pappone naturalizzato fichetta di Davidino Guetta. Un burino con la parrucca di Malcolm Gladwell e le scarpe di Prada (che, ti verrà poi in mente, conoscevi per le frequentazioni del giro di Flaming Lips e Dean & Britta, pensa te). SCOTT HARDKISS

Radio edit

Toh: il primo racconto da “L’ultimo scapolo” di Jay McInerney è una versione condensata in 11 pagine di “Le mille luci di New York”, con una giacca («seta cruda al cento per cento, di Paul Stuart») al posto degli occhiali da sole nell’ultima scena. (Cioè: in realtà probabilmente è l’esatto il contrario – il romanzo è blah blah blah di questo racconto di 26 anni fa – ma mi piaceva l’immagine del radio edit applicato alla letteratura. E lasciatemi divertire, su). JAY MCINERNEY

Quando cominciano a criccare quelli della tua generazione

Derek B era un po’ il Dizzee Rascal della fine anniottanta, ed è morto ieri di un attacco di cuore. DEREK B

No, la musica dell’ultimo spot Nokia non è di qualche oscura band svedese. Pure io ci avveo abboccato come un babbeo. Invece, è di un misconosciuto fenomenino neozelandese chiamato Bachelorette. Bah. Già mi piace meno. BACHELORETTE

“A New Chance (Juan Maclean remix)” by The Tough Alliance. Nel poco probabile caso abbiate la pazienza di arrivare fino a tre minuti e 27 secondi (che poi un giorno mi toccherà prendere Juan Maclean da parte, adesso che abbiamo un solo grado di separazione, e spiegargli che la vita è troppo breve e le cose da fare troppe per potersi permettere di tener testa a tutti gli juanmacleanremix più lunghi di otto minuti, ma vabbè), converrete pure voi che il pezzo è senza se e senza ma una specie di cover fatta à la manière de MGMT/Animal Collective di “Saturday Night” di Whigfield. 90s rulez, no? (Peraltro: il pezzo è vecchio di due anni, ma pare che il remix circoli liberamente solo adesso). THE TOUGH ALLIANCE

Oui, l’immense honneur

Per noi che lo consideriamo il nostro Papa laico cascinotto è come la funzione di Pasqua: Fred Ventura posta uno dei suoi (rari) dj set su un blog d’oltralpe: che giustamente lo ripagano annunciandolo con le parole: «il nous fait l’immense honneur de signer, en exclusivité pour Valerie, la playlist d’un mix». VALERIE COLLECTIVE

“To Know You” by Rainer Trüby. «To know you is to love you, but to know me is not that way, you see…». Tutto avrei pensato meno che i tre concetti “deep house”, “2009” e “mi piace” potessero avere un senso compiuto nella medesima frase. Persino più incredibile, Trüby ce la fa ancora. Un giorno, quando scriverò le mie memorie, vi racconterò di un Christmas party a cui suonavano lui e Coccoluto. A seguire, quasi un dovere civile: il pezzo da cui arriva il campione. STEVIE WONDER

Torino, piazza Castello, ieri verso le 17,30. Fuori campo, l’edizione economica di “Le mille luci di New York” comprata alla Feltrinelli lì vicino dopo aver constatato che “L’ultimo scapolo” era troppo pesante per portarselo in giro, e “Le mille luci” volevo comunque rileggerlo prima o poi. Tutto questo solo per ricopiare la seguente citazione, alla faccia di chi «“30 Rocks” sputtana l’Italia”!», ricordandovi che l’anno era il 1984: «“Vai a casa. Il peggio deve ancora venire”. “Resta qui, Buttati a pesce”. Stasera sei una Repubblica di voci. Purtroppo, quella Repubblica è l’Italia.» LE MILLE LUCI DI NEW YORK

Torino, piazza Castello, ieri verso le 17,30. Fuori campo, l’edizione economica di “Le mille luci di New York” comprata alla Feltrinelli lì vicino dopo aver constatato che “L’ultimo scapolo” era troppo pesante per portarselo in giro, e “Le mille luci” volevo comunque rileggerlo prima o poi. Tutto questo solo per ricopiare la seguente citazione, alla faccia di chi «“30 Rocks” sputtana l’Italia”!», ricordandovi che l’anno era il 1984: «“Vai a casa. Il peggio deve ancora venire”. “Resta qui, Buttati a pesce”. Stasera sei una Repubblica di voci. Purtroppo, quella Repubblica è l’Italia.» LE MILLE LUCI DI NEW YORK

«Augù, sò imbuti. Nii’i vedi?». La doverosa citazione. ARTISSIMA 16

“Augù, sò imbuti. Nii’i vedi?”

Er mandala fatto de fiammiferi de Moataz Nasr; lo skyline de taniche de plastica finemente intagliate de Gayle Chong Kwan: la fila de badili de James Beckett; un funghetto trallallà de Carsten Höller; le foto de macchine ’ncidentate de Arnold Odermatt; l’altro mandala, stavorta fatto de mani giunte cor rosario, e il pneumatico coll’avemaria scritta sopra de Thomas Bayrle; er bambino che fuma de Franco Vaccari; l’aspirapolvere sulla griglia de neon (crediti perduti causa infiltrazione di pioggia nell’agendina). ARTISSIMA 16

Il vostro blog del cuore ha vinto? Festeggiate sul dancefloor

Credo di essermi completamente dimenticato di dirvelo prima («sai, adesso c’è Facebook…»), ma domani sera, cioè sabato 3 – continuando una tradizione inaugurata lo scorso anno, e che si spera lunga e fruttuosa – il proprietario di questo blog suona i dischi nel Grande Party Regale della Blogfest a Riva del Garda. La cosa succederà nei giardini dietro la Rocca, subito dopo la Grande Cerimonia Ufficiale della Consegna dei Blog Awards. Al cui proposito: nel caso Colas vinca la categoria Migliore Blog Musicale le danze verranno aperte da un esclusivo re-edit fatto apposta per l’occasione di “Waves of Mutilation” dei Pixies. Se invece vince Polaroid il re-edit sarà di un pezzo a scelta dei Camera Obscura, mentre se vince Inkiostro verrà edificata una libreria Benno in oro e avorio sul prato dietro la Rocca. Se invece vince AirDave si va tutti da Santoro… ;-) BLOGFEST