Weekendance
«So he’s learned to hold his cigarette and his drink in one hand
But he wonders if he’s getting old
Everyone comes off so silly
But he doesn’t forget the moon outside
and the stars up above
Met a girl from Poland
She say Breznev
Met a boy from Santo Domingo
He say cocaine
Girls come
and this boy keeps on dancing
Girls come
and the music goes from bad to worse
Dancing
Everybody’s dancing
Dancing
Dancing»
Inizia con un suono suono suono suono
Fare Soldi, vi scateno contro gli avvocati di Todd Rundgren!!!
Dar via il cool
Nota popstar libanese: «Which is the first record you bought?»
Proprietario di questo blog: «Hmm, “The Number of the Beast” by Iron Maiden.»
Nota popstar libanese: «You were cool!»
Proprietario di questo blog: «No, unfortunately. Listening to Iron Maiden wasn’t exactly cool back in the Eighties.» MIKA

È domanì, è dalle 18 alle 22. È a Milano in zona Navigli-to-Barona, è una terrazza con uso di galleria d’arte, ed è l’inaugurazione ufficiale dell’estate. Appartentemente basta scaricare e stampare l’invito (ad esempio da qui), ma non prendevela con me se vi rimabalzano… LINK MAGAZINE
Mai più: “scusa, che pezzo è questo?”
Pare ci sia un cazzillo che connette direttamente Traktor a Twitter, pubblicando in tempo reale le scalette dei dj set. L’ha sviluppato Richie Hawtin in persona. BEATPORTALSpiegatemelo come arrivassi ora da Marte
Ma quindi la teoria cospirazionista più accreditata è quella secondo cui La Pupilla sarebbe figlia a Papi, e che è la caduta della barriera di riservatezza sulla figlia del peccato ad aver fatto sommamente incazzare Vivì? No, perché i miei amici blogghettari dal nordeuropa chiedono. THE SOUNDTRACK
Da un mondo lontano lontano… dove la DC era comunque assai più smart a comunicare dell’UDC nel 2009. via PENSIERISPETTINATI
Fashion Week is the new Design Week
Tanto per provare a smentire (in piccola parte) quanto detto nel post precedente. Una delle cose più interessanti viste al Fuorisalone: però ci voleva Fendi, accidenti. CRAFT PUNKDesign Week 2009: The Last Supperstudio
Milano non è una città, è una malattia, e la malattia si è presa pure l’ultima parte sana. Hai voglia dire (e l’ho detto pure io, per anni) «la Settimana del Design è l’unico momento in cui Milano sembra quella metropoli internazionale che in realtà non è». Ecco, direi che l’ingresso dei porchettari nella skyline di Zona Tortona (e, specularmente, dei temporary bar coi buttafuori coll’auricolare, il sub-J*Ax che suona latinoamericano e la consumazione a dieci euro: tutto vero, tutto visto, brandizzato American Bakery) annuncia ufficialmente la fine del Fuorisalone, la sua compiuta trasformazione nell’ennesima movida da poveracci, nel solito ben noto malinconico capodanno fuori stagione. Ricordate quando il bello del Fuorisalone erano le facce? quelle, stralunate, dei giovani studenti di design scandinavi (tradizionalmente il segno estetico più riconoscibile del Fuorisalone)? quelle che ti si apriva il cuore a sentirle ciacolare in inglese (corretto) coi loro colleghi e le loro colleghe francesi, svedesi, ungheresi (e pure italiani, certo)? Scordiamocele. La porchetta e l’hinterlandizzazione li hanno messi in minoranza: una minoranza schiacciante. La maggioranza, invece, è arrivata sulla scia della leggenda che “boh, è tipo un happyhour, ma gratis”. Ho visto designer thailandesi increduli mentre scodellavano pennette panna e prosciutto, come in un cazzo di Mom qualsiasi, a una folla incarognita e scortese cui non poteva fregare di meno delle loro esili creazioni in bambù. Ho visto una specie di Viktor & Rolf del parquet – svizzeri, brizzolati, austerissimi – interpellati dai passanti (in italiano) sul fatto se il vino fosse finito. E musica orrenda, ovunque. “Rhythm is a Dancer”, tipo. Veniva voglia di cercarseli uno per uno, nella folla, i giovani designer da tutto il mondo, e scusarsi con loro, sempre uno per uno, per averli chiamati qui e poi dati in pasto – con le loro brochure, le loro vasche da bagno scavate nei frattali, i loro materiali non convenzionali e i biglietti da visita in delicate sfumature di Pantone – alla sagra del design. Scusateci, davvero. Vi capiremo, se deciderete di non tornare mai più. E un po’ vi invidieremo. FUORISALONE 2009“Bonkers” by Dizzee Rascal feat. Arman Van Helden. «Every bassline is my kind of silence!». Ha qualcosa che lo rende perfetto per questi giorni di Salone del Mobile, non mi è ancora chiaro cosa. DIZZEE RASCAL
“Warm Leatherette” by The Normal
r.i.p. JGB
