Cioè: se a NY al posto tuo c’era Romagnoli, sul decennale di 9-11 ci avrebbe scritto UN LIBRO, altro che un post
Lo so, lo so: era difficile essere a NY nel giorno del Decennale e averne meno da raccontare di quanto ne ho io (vi dico solo che i punti salienti della cerimonia me li segnalavano amici e parenti via sms dall’Italia: «ehi, sta parlando Obama, tu sei lì vero?», “no, sono a Canal St. che sto cercando di capire dov’è il Nord e dov’è il Sud”; «c’è Paul Simon che sta facendo The Sound of Silence dal vivo, beato te che sei lì», “se per “lì” intendi a circa un km da da dove sta succedendo tutto, che cerco un televisore acceso sul Memorial per riuscire a vedere anch’io qualcosa, allora sì: beato me”). Ma veniamo al raccontino romagnolesco: molto piccolo e molto di nicchia. Di fronte alla St. Paul’s Chapel, confuso in mezzo agli altri, misteriosamente (oppure non misteriosamente) lasciato passare dai due checkpoint di agenti perquisitori che dovevi attraversare per arrivare fin lì, un ragazzetto – oddio ragazzetto: andava per la trentina abbondante – vagamente latino, con indosso una t-shirt degli Explosions In The Sky. Che LOL, vero? Ho passato il resto della giornata a chiedermi se l’avrà fatto apposta, tipo bravata anarco-prankster, oppure se proprio non gli è passato per la mente il double entendre: ma in entrambi i casi… boh. Non gli ho fatto una foto solo per coerenza con quel mio scrupolo morale che coltivo già da qualche anno (che riguarda il non fare foto ricordo a Ground Zero, mai, di nessun tipo, come personale silenziosa protesta contro la turisticizzazione della morte: perché è inutile, sennò, far la morale a quelli che fotografano la villetta di Cogne). EXPLOSIONS IN THE SKY