Al momento dell’arresto l’amministratore delegato (uno che ha legalmente cambiato il suo cognome in “Dotcom”, parliamone) era nella sala dei server, ubriaco, abbracciato a una moldava
Neanche il tempo di farci un post tra il preoccupato e l’occupy sulla serrata, che già pare che Megaupload/video riapra (titolo alternativo per il post: “Si è fatto 72 minuti di prigione”). Poi è ovvio che il copyright sta cambiando e che chi è senza streaming di medmén scagli la prima pietra, ma mi pare interessante l’ampliamento di prospettiva (a firma Paolo Attivissimo) che ho trovato stamattina su Fb. Ad esempio: «Prima di prendere le difese di Megaupload, leggete i capi d’accusa: i suoi titolari non sono stati arrestati per semplice file sharing di materiale sotto copyright. Hanno fatto ben di peggio: riciclaggio di denaro. (…) Non stiamo parlando di un gruppo di ragazzini che mette su un server per condividere le puntate introvabili di Magnum PI o sottotitolare in russo Doctor Who: stiamo parlando di gente che s’è fatta cinque Mercedes AMG e decine di milioni di profitti». Sulla proprietà artistica altrui, in effetti. Che è lo stesso dibatto attorno a YouTube di qualche anno fa. Non fosse che è chiara a tutti la diversità di Megavideo rispetto a YouTube. IL DISINFORMATICO