Mia, belin!
M.I.A. è una strappona pazzesca. Ok che si capiva pure dai dischi, ma da vicino fa impressione quanto è strappona. Fate conto un incrocio tra Sandra Mondaini e Queen Latifah, con il raffinato e naturale gusto nell’accostare gli abiti di una benzinaia di Nova Gorica. Non ha una briciola di glamour: al confronto Irene Grandi è Grace Kelly. Eppure spacca, eccome se spacca. Sul palco fa la strappona insieme ad un’altra che è una specie di strappona in seconda, mentre il dj scratcha e manda delle suonerie da telefonino acide, croccanti e rabbiose. Sullo sfondo una parata di (finti) ampli placcati (finto) oro.
Ragazzini e ragazzine ne vanno letteralmente pazzi, conoscono a memoria le parole delle canzoni e fanno i balletti. Se vogliamo parlare di modelli di ruolo, qui ne abbiamo uno serio, uno realmente costruttivo (un po’ più del triste mascherone felliniano che certi dibattiti di pidgin feminism stanno costruendo attorno a Beth Ditto, per dire. E soprattutto, M.I.A. con Beyoncé non ci andrebbe mai a fare lo shopping). Sarà che ultimamente bazzico poco gli eventi hip-hop, ma era un bel po’ che non vedevo una roba così. RBMA 2007