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Detto da uno che non ha mai visto una singola puntata di “Lost”, e non ha mai perso occasione di vantarsene

Caro GeiGei, io me ne frego di come accidenti i galeotti siano arrivati dal 1963 a oggi. Ti dirò – per contro – che il buzzicone negoziante di fumetti plurilaureato (che mi dicono essere stato una star pure in “Lost”) mi sembra uno dei personaggi tivù meglio dipinti degli ultimi anni; che la detective “sogno erotico quasi raggiungibile di ogni nerd d’America” mi sta simpatica, e che il mio preferito è naturalmente il Gran Mogol dell’FBI, che sembra la reincarnazione figa del Robert Wagner di “Cuore e batticuore”. E, aggiungo, trovo semplicemente geniale – ti parlo come fossi il tuo commercialista, GeiGei, e avessi a cuore la tua pensione quanto la mia – ideare un format che, potenzialmente, potrebbe andare avanti per 300 e passa puntate.

La colonna d’ercole oltre la quale la mia sospensione del senso di realtà non riesce però a spingersi, GeiGei, è come accidenti degli ex semi-ergastolani teletrasportati dal mondo dei telefoni a rotella appesi al muro a quella degli iPhone non facciano un plissé, non accennino neanche a un vago “uau” di meraviglia, ma riescano ad adattarsi alla velocità della luce al nuovo spazio-tempo, a trovare cibo & rifugio rapidi come neanche degli angeli di Wenders, a progettare complicati piani di vendetta che nemmeno la parishilton melanconica di “Revenge” in tutta la prima season. Ragion per cui, GeiGei, non so fino a quando riuscirò a starti dietro senza che scatti il: “vabbeh, adesso è troppo”. Non so. (Ah, il tuo Star Trek è uno dei miei dieci film preferiti di sempre: non ricordo se avevo mai avuto occasione di dirtelo). ALCATRAZ