A questo mondo i megalomani si dividono in due grandi macrocategorie: quelli che per anni perfezionano il loro futuro discorso di
acceptance dell’Oscar, e quelli che passano intere serate a riflettere su quale canzone chiederanno di suonare a Giovanna Bizzarri al pianoforte quando saranno chiamati come ospiti da Marzullo a “Sottovoce”. Appartenendo (ma con moderazione) alla seconda categoria, sono da sempre convinto che sarebbe sciocco scegliere qualcosa di troppo palesemente fuori contesto (tipo “Anarchy in the UK” dei Sex Pistols, per dire), ma che al tempo stesso nemmeno si possa calarsi le brache con qualcosa di troppo in linea con il format dello show (tipo “Nuvolari” di Lucio Dalla, sempre per dire). Sono quindi felice di annunciare che ieri sera ho finalmente deciso: dovesse mai succedere, chiederò “Tomorrow” di Amanda Lear, che dentro c’è la disco-music, il fenomeno di costume, l’icona di stile, Brian Ferry, il cotè
artsy e pure il sottile rimando a Ferretti ed ai CCCP.
SOTTOVOCE