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Me ne andavo da ’sta Roma

Ma il ricordo più vivo degli ultimi trenta giorni non sarà nè la progressiva donniedarkizzazione del proprietario di questo blogghetto, né Tom Hanks stalkerato per una ventina di minuti, domenica scorsa, a piazza Navona. Sarà invece un’anziana signora - con lo scialle, le ciocie e tutto il repertorio iconografico - che ogni sera si piazza all’angolo tra Campo dè Fiori e via dei Giubbonari, tira fuori un vecchio mangiacassette, lo accende, e per tutta la sera fino almeno alle 2 o alle 3 si muove (quasi impercettibilmente) sul ritmo di una compilation techno-maranza metà anni Novanta. Ogni tanto si siede, e se qualcuno deposita un soldino nel cestino delle offerte gli dice: “bello de nonna”. Avendo abitato lì dietro, la vedevo almeno una volta ogni giorno, e ogni volta, immancabilmente, le lasciavo un soldino. Forse perché quella di finire i miei giorni agitandomi su “Soft As Snow But Warm Inside” dei My Bloody Valentine ad un angolo di strada è una possibilità che, a momenti, non mi sento di escludere completamente. Oppure perché erano vent’anni che nessuno mi diceva “bello de nonna”. CAMPO DE’ FIORI