
New York telephone application. «Nel reparto “app” per iPhone di recente è apparso un programmino, al costo di 1 dollaro e 99, realizzato proprio dal nostro maestro della trasgressione newyorkese. Si chiama “Lou Zoom”, e noi, fan della prima ora, ci fiondiamo a vedere di quale diabolico progettino il principe nero si sia reso responsabile. È così che restiamo sbigottiti: lo zoom non è affatto un tuffo nell’inconscio, nel sesso e nel peccato, e neppure nelle strade più buie di Alphabet City. Il “Lou Zoom” è un software che permette di ingrandire i numeri del telefono quando dovete comporre un numero. Capito? Un ingranditore, genere Beghelli, filone di quei cellulari terminali, coi tasti giganteschi, che vendono nei centri commerciali e che vi sarà pure venuta l’idea di regalare a nonno (…). La notizia ci devasta, ma abbiamo subito la spiegazione: che scemi siamo stati, sarà solo opera di un omonimo – come abbiamo solo potuto pensare, anche per un istante, che il sindaco onorario del Village possa abbassarsi a simili livelli di prosaicità? La riprova? Basta fare un giro sul sito ufficiale di Lou Reed e verificare che del “Lou Zoom” naturalmente non ci sia traccia. Infatti. Entriamo nel sito e nella home page ecco l’annuncio: “Adesso puoi vederli! puoi leggerli! con il Lou Zoom i tuoi contatti non sono mai stati più belli e… leggibili!”. Ci viene quasi da piangere.» (Stefano Pistolini su “Il Foglio” di ieri. Sissignori: linkare il Foglio. Il giorno dopo. Like it’s 2003 again). IL FOGLIO