Design Week 2009: The Last Supperstudio
Milano non è una città, è una malattia, e la malattia si è presa pure l’ultima parte sana. Hai voglia dire (e l’ho detto pure io, per anni) «la Settimana del Design è l’unico momento in cui Milano sembra quella metropoli internazionale che in realtà non è». Ecco, direi che l’ingresso dei porchettari nella skyline di Zona Tortona (e, specularmente, dei temporary bar coi buttafuori coll’auricolare, il sub-J*Ax che suona latinoamericano e la consumazione a dieci euro: tutto vero, tutto visto, brandizzato American Bakery) annuncia ufficialmente la fine del Fuorisalone, la sua compiuta trasformazione nell’ennesima movida da poveracci, nel solito ben noto malinconico capodanno fuori stagione. Ricordate quando il bello del Fuorisalone erano le facce? quelle, stralunate, dei giovani studenti di design scandinavi (tradizionalmente il segno estetico più riconoscibile del Fuorisalone)? quelle che ti si apriva il cuore a sentirle ciacolare in inglese (corretto) coi loro colleghi e le loro colleghe francesi, svedesi, ungheresi (e pure italiani, certo)? Scordiamocele. La porchetta e l’hinterlandizzazione li hanno messi in minoranza: una minoranza schiacciante. La maggioranza, invece, è arrivata sulla scia della leggenda che “boh, è tipo un happyhour, ma gratis”. Ho visto designer thailandesi increduli mentre scodellavano pennette panna e prosciutto, come in un cazzo di Mom qualsiasi, a una folla incarognita e scortese cui non poteva fregare di meno delle loro esili creazioni in bambù. Ho visto una specie di Viktor & Rolf del parquet – svizzeri, brizzolati, austerissimi – interpellati dai passanti (in italiano) sul fatto se il vino fosse finito. E musica orrenda, ovunque. “Rhythm is a Dancer”, tipo. Veniva voglia di cercarseli uno per uno, nella folla, i giovani designer da tutto il mondo, e scusarsi con loro, sempre uno per uno, per averli chiamati qui e poi dati in pasto – con le loro brochure, le loro vasche da bagno scavate nei frattali, i loro materiali non convenzionali e i biglietti da visita in delicate sfumature di Pantone – alla sagra del design. Scusateci, davvero. Vi capiremo, se deciderete di non tornare mai più. E un po’ vi invidieremo. FUORISALONE 2009